Vino e Hong Kong

Aprirsi al mondo significa anche viverla questa scelta, come ha fatto Alessio Fortunato, uno di quegli italiani che hanno preso la propria valigia e sono andati a scoprire nuovi Paesi. Ma Alessio lo ha fatto con le idee chiare, unire alla curiosità la sua passione per il vino. Ecco dunque che Hong Kong non diventa, per lui, solo terra di conoscenza ma anche di impegno e lavoro.

Prima la formazione però, infatti Alessio conclude il suo percorso di studi Vinifera Euromaster (International Master Of Science In Viticulture And Enology) e parte per la Cina nel 2013, subito proiettato al centro della vivace scena vitivinicola locale grazie al ruolo di Docente di wine business presso la prima università del vino creata in Cina. Nel Paese della Grande Muraglia ha poi collaborato come consulente per istituzioni, camere di commercio e distributori. Attualmente è branch manager del più importante importatore di vini italiani in Cina ed è soprattutto impegnato costantemente nella promozione del vino tricolore, basterà seguirlo sui Social per capire la portata del suo lavoro.

alessio fortunato import manager di vino in Cina

Proprio per questo abbiamo voluto chiedere a lui di farci scoprire la Cina e il suo rapporto con il vino. 


Alessio, oggi tutti dicono “Cina” ma pochi la conoscono davvero, come consigli di muoversi aziende vitivinicole che volessero esportare in estremo oriente? Per riuscirci bisogna partire dal mercato o dalla cultura cinese?

“Da entrambi, perché mercato e cultura cinese si intrecciano. Se non conosci tutti i fattori del mercato e gli aspetti culturali non vai avanti. Ci sarà sempre qualcosa che ti fermerà. Sono tante le aziende italiane che in passato hanno iniziato collaborazioni con importatori in Cina, terminati così all’improvviso. Quasi sempre è stato un problema di entrambi i fattori, mercato e non conoscenza della cultura. Per entrambi l’unico rimedio è viaggiare costantemente in Cina o viverci”.


Ormai sono diversi anni che lavori e, in parte, vivi in Cina, come è cambiato l’approccio dei consumatori locali verso il vino italiano?

“Nei primi mesi del 2013, appena arrivai in Cina per lavorare come esperto di vino per l’università e enti pubblici cinesi del vino, rimasi molto sconcertato dal verificare che in tantissimi ambienti cinesi l’Italia non era mai considerata come un produttore di vino di qualità. In particolare, molti professionisti del vino cinesi descrivevano il vino italiano come acido e tannico, risultando non interessante ai gusti del consumatore cinese. Dopo le mie tante ricerche scientifiche ed esperienze professionali, viaggiando quasi in tutte le parti della Cina, capii che in realtà era un’idea comune di descrivere i vini italiani in questo modo, solamente perché non si conoscevano. A molti professionisti del vino cinese, faceva comodo perché avevano interesse a promuovere vini di altri Paesi con i quali avevano in essere rapporti di collaborazione lavorativa da diversi anni. L’Italia era vista principalmente per la qualità degli abiti di alta moda e le auto di lusso, ma il vino era molto lontano nel caratterizzare la nostra terra, nonostante in grande patrimonio enologico che il Belpaese può offrire. Dal 2013 a oggi tanto lavoro è stato effettuato per la promozione del vino italiano in Cina, e almeno in parte siamo riusciti a colmare queste lacune. Ricordo anche la prima lezione di degustazione che feci a Xi’an nel 2013 per circa 120 studenti universitari del vino, nessuno dei quali fino a quel momento aveva mai sentito parlare di vino italiano. I consumatori cinesi sono sempre attratti da brand forti, tuttavia nelle tantissime degustazioni che ho effettuato i vini italiani nella maggior parte dei casi sono sempre stati reputati interessanti. In passato si prediligevano vini robusti, tenore zuccherino elevato e gradazioni alcoliche molto alte, ora invece nelle città di primo livello non si incontrano quasi più questi vini. Anzi incomincia ad esserci sempre più richiesta di nicchie di mercato come per i vini naturali e le bollicine di alta qualità”.


Usi molto i social, ti abbiamo seguito al rientro dopo il lockdown e nelle tue dirette dai grandi centri commerciali, si tratta di strumenti di lavoro anche in Cina?

“Sì, c’è stato in realtà un periodo in cui avevo deciso di utilizzarli molto meno per via delle tante aziende che mi contattavano. C’è da considerare che Facebook è bloccato in Cina, così come Google. I social media principali sono wechat, weibo, QQ, Douban, Douyin. Ognuno di loro funziona in modo diverso e sono piattaforme incredibilmente valide, dove si entra in un ecosistema completo, ricco e pieno di utenti. Nulla in confronto ai social occidentali. In wechat ci sono circa 1,202 miliardi di utenti, 619 milioni di utenti che lo utilizzano quotidianamente. Considera che con wechat puoi chattare con i tuoi contatti e nello stesso tempo inviare/ricevere denaro, pagare utenze, comprare biglietti aerei, prenotare hotel ecc… Ci sono KOL (Key Opinion Leader) che in alcune di queste piattaforme hanno milioni di followers, un loro mini-video con il prodotto giusto riesce a far diventare sold out il prodotto stesso negli store online. Un potere realmente forte”.


Che consiglio daresti ai produttori di vino del Lazio che volessero approcciare il mercato cinese?

“Bisogna avere un business plan chiaro e specifico per la Cina. In Cina non si troverà mai un agente che sia disposto a lavorare per percentuali di vendita, quindi bisogna avere un progetto preciso, obiettivi e piani d’azione. La prima cosa da fare è selezionare i vini che potrebbero essere più appetibili al mercato cinese e poi identificare i fattori importanti da comunicare nel mercato, facendo tanta attenzione alla storia aziendale. Cercare di spiegare il vino che si produce in maniera semplice e elegante, senza essere troppo tecnici altrimenti c’è il rischio di non essere capiti”.

alessio fortunato import manager in Cina


Riesci a vivere le tue passioni anche così lontano da casa? Qual è il tuo modo preferito per rilassarti quando non lavori?

La Cina è sempre così frenetica che il business non si ferma mai. Ricordo clienti distributori chiamare di sabato sera alle 11 per sapere se erano disponibili dei vini per il giorno dopo. Quindi il tempo è qualcosa che ho rivalutato tanto durante la mia esperienza qui, per questo cerco di approfittare di ogni mio momento libero per fare cose che mi incuriosiscono e rilassano come la pittura o giocare a badminton”.


Un racconto dettagliato di grande interesse, come ci aspettavamo d’altronde. La Cina è tanto lontana geograficamente quanto culturalmente, di certo sarà un mercato interessante per molti produttori di vino anche in futuro ma bisogna conoscere la loro cultura e affidarsi alle persone giuste.

Ringraziando ancora Alessio per averci avvicinato a questo mondo vi aspettiamo il prossimo mese con un’altra intervista di spessore, un mondo che forse conosciamo già ma in una forma nuova diciamo… A presto!