Vino e Russia

Dopo la Cina guardiamo ancora a est, alla Russia questa volta, grazie all’incontro con un personaggio giovane ma capace di muoversi tra comunicazione e marketing. Anton Moiseenko è un giornalista e comunicatore del vino basato a Mosca. Si occupa del mercato del vino in Russi già da diversi anni, scrivendo per riviste come Meininger’s Wine Business International, Harpers Wine and Spirit, The Drinks Business, Il Corriere Vinicolo e altre testate di settore. È anche impegnato nella realizzazione di strategie di comunicazione per clienti di diverse parti del mondo, nel nostro caso ha lavorato per il Consorzio del Prosecco Doc e Il Soave. Ha creato un suo sito in lingua russa, By-The-Glass.ru, dedicato agli operatori del settore e ai sommelier di Paesi come la Russia, ovviamente, ma anche Ucraina e Bielorussia, oltre alle altre zone del mondo dove si parla russo. Si occupa di comunicazione per Exposure Wine PR, per approfondire comunque tutti i suoi progetti si può visitare il suo aggiornatissimo profilo Linkedin.

Come è considerato il vino italiano in Russia? Si bevono più vini bianchi, rossi, spumanti…?

“I vini italiani sono presenti sul mercato russo da molti anni ormai. D’altronde, l’Italia è la meta preferita dei turisti russi, almeno prima della comparsa di questo virus, che da sempre apprezzano lo stile di vita italiano, la moda, la cucina…

Come in tanti altri Paesi anche in Russia si bevono tutte le tipologie di vino, dai bianchi ai rossi, passando per gli spumanti e i vini fortificati. Non ci sono dati precisi su quali vini vengano bevuti di più, in genere comunque possiamo dire che i russi preferiscono in generale i vini rossi (in particolare nel canale GDO).

anton moiseenko wine blogger degustazione vino

Nella ristorazione, comunque, i bianchi e i rossi sono presenti in maniera equilibrata nelle carte dei vini. Si bevono anche rosati, più frequentemente del passato direi, ma il loro consumo è ancora legato all’aspetto stagionale e quindi soprattutto all’estate. Gli spumanti sono tradizionalmente molto popolari, con maggiori richieste per quelli di ingresso, ma c’è un discreto interesse per lo Champagne nella popolazione più abbiente. Il Prosecco è certamente il vino italiano più popolare in Russia, capace di sviluppare i maggiori volumi di vendita al dettaglio sebbene anche i ristoranti stiano tenendo il passo. Il Franciacorta invece, ad esempio, non si è mai affermato tra i consumatori russi a causa della forte competizione con lo Champagne e col Cava”

Quando hai iniziato a trattare i vini italiani quale tipo di vino o quale regione ti ha colpito maggiormente?

“Ogni regione italiana ha peculiarità e produttori straordinari. Grandi zone come il Chianti Classico presentano molti produttori artigiani e micro-aziende sconosciute alle grandi platee. Conegliano-Valdobbiadene è una zona incredibile i cui produttori meritano molta più attenzione. L’Alto Adige offre un’importante varietà di stili e tipologie, come anche il Piemonte. Per me e per molti sommelier moscoviti il vino italiano si sta rivelando come un mondo di piccoli produttori che puntano alla bevibilità e soprattutto alla massima qualità, senza piegarsi alle cosiddette ‘pressioni di mercato’. Noi cerchiamo personalità, ispirazione e divertimento, non denominazioni o punteggi”.

Quale consiglio daresti alle aziende italiane che vogliano entrare nel mercato Russo?

Lavorare con esperti di mercato locali. Non mandare continue email a persone che non si conoscono. Trovare il modo di presentarsi e farsi conoscere. Pianificare la strategia di mercato accuratamente, che preveda la lingua russa non soltanto online ma anche durante degustazioni e presentazioni con professionisti russi. La Russia è un grande mercato per coloro che investono tempo e prendono seriamente in considerazione questa possibilità”.

In quest’anno di pandemia, quale è stato il tuo modo di rilassarti? Cosa preferisci fare quando non lavori?

“l mio modo di rilassarmi è sempre stato viaggiare e non vedo l’ora di farlo di nuovo, anche in Italia ovviamente. Nonostante il virus, quest’anno è stato un anno di lavoro molto intenso. Tutti sentono il bisogno di essere presenti online, ed è la cosa giusta da fare. Infatti concentrarmi sul mio lavoro e bere grandi vini sono stati il mio modo di rilassarmi in questo periodo di incertezze e lockdown”.