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    Vino e comunità


    Intervista al Sindaco di Cori Mauro De Lillis in chiusura di un anno difficile ma dal quale si può anche apprendere qualcosa.


    Con dicembre si chiude un anno difficile per tutti, molti si sono dovuti reinventare e tantissimi stanno soffrendo, ma anche in questa situazione drammatica crediamo si possa imparare qualcosa. Ecco perché, anche simbolicamente, abbiamo voluto chiudere questo primo ciclo di interviste incontrando il Sindaco di Cori, Mauro De Lillis. Una chiacchierata incentrata sul valore della Comunità, tornata finalmente importante, e sul ruolo del vino in un territorio, che nelle cooperative sociali è oltremodo rappresentativo di un’ideale partecipazione comune oltre che obiettivo economico. Insomma non solo “vino e comunità” ma anche “vino è comunità”, come ci racconta il Primo Cittadino che ringraziamo per la disponibilità.

    Essere il sindaco di un centro delle dimensioni di Cori significa anche conoscere ed essere conosciuti da tutti, questo aspetto è stato un aiuto o un ostacolo all’attività amministrativa durante l’emergenza sanitaria?

    Essere “Sindaco” in un piccolo centro, ma credo valga anche in una città grande, è sempre un’esperienza totalizzante, che annulla i confini tra la dimensione personale e quella istituzionale. Mi sono sentito molto onorato di assumere questo ruolo, ma, come ogni altro Amministratore del Mondo, non mi sarei aspettato di dover affrontare una pandemia. Un’emergenza che avevamo letto solo sui libri di storia e nei romanzi. Un’emergenza, in primis, sanitaria. E dico questo perché non dobbiamo mai dimenticare che la “salute” è il bene primario per ciascuno di noi, ed un diritto che un Amministratore deve poter garantire a tutti. In questo senso, la vicinanza che si esprime in una piccola comunità come la nostra, presenta tanti “pro” e altrettanti “contro”, ma è sicuramente un valore da coltivare nei suoi aspetti migliori di vicinanza all’umanità di tutti. Voglio inoltre sottolineare che “come Sindaco” lavorare durante la pandemia, ha sicuramente ridefinito le priorità. Questo non significa che si siano trascurate le attività “normali”, ma, sicuramente, molte risorse sono state assorbite dalla gestione dell’emergenza.


    Sperando di esserci lasciati alle spalle il periodo peggiore, cosa ricorderà di bello di questi difficili mesi all’interno della comunità di Cori?

    Il dialogo, l’ascolto, la collaborazione, la grinta, la tempestività e la capacità di cambiamento che tutti hanno dimostrato durante l’emergenza. Come ho avuto già modo di dire, la gestione della fase emergenziale ci ha fatto scoprire che, se focalizzati su un preciso e comune obiettivo, le istituzioni, i cittadini, le associazioni, le imprese sanno affrontare e risolvere problemi molto impegnativi in tempi brevi e adottando cambiamenti significativi nei comportamenti. Mi auguro che faremo tesoro della scoperta di queste risorse, che probabilmente molti di noi non pensavano di possedere.


    Per il futuro quali sono secondo lei i punti di forza del territorio per un cammino di crescita non solo economica ma anche sociale?

    La cultura è il vero ed unico punto di forza. E voglio declinarla così.

    La cultura produttiva agricola

    Questo nostro territorio possiede un patrimonio di conoscenze, di saper fare, e di varietà colturali autoctone di pregio. Questa felice combinazione di fattori è in continua evoluzione. Pensiamo alla realtà della Cooperativa Cincinnato. Grazie all’impegno dei nostri nonni e poi dei nostri padri, da oltre 70 anni cresce e si evolve con successo. Pensiamo alle molte aziende del settore che sono cresciute per dimensione aziendale, qualità del processo e dei prodotti finali, varietà dell’offerta integrata con forme di multifunzionalità agricola. Negli ultimi tre anni, infatti, anche grazie all’introduzione di norme regionali che favoriscono questo tipo di sviluppo, stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione copernicana nella cultura delle aziende del settore agricolo. Intorno alla produzione primaria, gli imprenditori hanno attivato processi di trasformazione e vendita diretta dei propri prodotti, hanno sottoscritto contratti di connessione per la “collaborazione” con partner specializzati nella produzione di prodotti affini e/o nella gestione di attività agrituristiche. Questa evoluzione è un portato culturale: un insieme di fattori multicentrati che ci permette di recuperare conoscenze, competenze e di elaborare innovazione produttiva, organizzativa, di comunicazione. Questa direzione imprenditoriale va sicuramente sostenuta e facilitata dalle Istituzioni, ed è quello che la nostra Amministrazione sta cercando di fare.

    La cultura del patrimonio monumentale

    La nostra Città è un contenitore di un patrimonio inestimabile: i suoi monumenti, le sue case – anche le meno pregiate -, le sue strade. A questo patrimonio materiale va ad aggiungersi un patrimonio immateriale costituito dalle conoscenze sviluppate dagli studiosi delle sue istituzioni culturali, in primis il Museo della Città e del Territorio di Cori. Proprio in questo anno terribilis, la Città ha lanciato le manifestazioni per il 300° anniversario dalla nascita di Giovambattista Piranesi. La pandemia ci ha fermato, ma, quando sarà possibile, si riprenderanno le visite all’esposizione dei rami originali delle Antichità di Cora, le conferenze, i concerti, le visite alla Città e le tante altre iniziative progettate. Una cosa molto bella che voglio sottolineare è che, per la prima volta nel nostro territorio, una manifestazione “culturale” come l’Anno Piranesiano a Cori ha visto un mecenatismo finanziario così significativo da parte di aziende private. Un segno importante del riconoscimento di come la valorizzazione e promozione del patrimonio della Città sia un plusvalore anche per le imprese. Crediamo infatti che un’offerta culturale di qualità sia un fattore determinante e duraturo per la ripresa economica del nostro territorio dopo la pandemia.

    La cultura ambientale

    Abbiamo un territorio di grande bellezza e di forte identità. I nostri monti, le campagne, i tratturi, il lago di Giulianello. Un territorio che invita ad una conoscenza a “passo lento”, a camminare, a peregrinare… Abbiamo già fatto passi importanti per la sua valorizzazione: la definizione e la messa in sicurezza del tratto della Via Francigena del Sud, il Monumento Naturale del Lago di Giulianello che continua a crescere… Ma c’è molto ancora da fare. Sono tante le persone che, da sole o attraverso istituzioni e associazioni, godono dei tracciati delle nostre colline e delle nostre montagne. Dobbiamo impegnarci perché questo stile lento di attraversare il nostro territorio cresca e alimenti in modo significativo l’economia.


    Il vino e l’olio per Cori e i centri limitrofi sono sempre stati un solido riferimento, un fattore economico ma anche di promozione all’esterno, secondo lei ci sono ancora margini di miglioramento in questo ambito?

    Ovviamente sì. Ma direi che i tre “pilastri” culturali che ho tracciato poco fa, debbono viaggiare di pari passo. Perché ognuno di essi facilita lo sviluppo dell’altro. In sintesi, per migliorare dobbiamo “fare rete”, e costruire una galassia di opportunità e di interessi che “tenga insieme” i tre pilastri. In questo senso, le Pubbliche Amministrazioni possono e debbono avere un ruolo di indirizzo, di facilitazione e di traino. Due esempi fra tutti nel settore della produzione agricola: la Costituzione del Consorzio per la tutela e la promozione del Nero Buono è in dirittura d’arrivo e cinque tra le più grandi e qualificate cantine potranno beneficiare di azioni promozionali comuni. L’altro esempio è il Consorzio dell’Olio di Cori sul quale si sta lavorando. Ma siamo consapevoli di essere solo all’inizio dell’avventura! Bisognerà farli crescere: con la comunicazione e la promozione commerciale, con le sinergie con gli altri prodotti gastronomici del territorio, e così via.

    Fare rete e costruire sinergie è il salto culturale che rappresenta la nostra sfida.


    Pensando alla sua comunità di qui a 5 anni diciamo, cosa le augura?

    Credo di aver già risposto, ma volendo fare una sintesi estrema, mi auguro che tutti i miei concittadini si sentano responsabili e diano il proprio contributo alla costruzione delle sinergie tra gli assi del nostro sviluppo.

    Una visione importante per il futuro, incentrata sulla cultura nelle sue varie declinazioni, vino compreso. Chiudiamo quindi un anno che rimarrà nella storia e il nostro ciclo di interviste (diviso in una prima fase, a cadenza settimanale durante il periodo di chiusura totale con protagonisti gli operatori del settore che parlavano di passioni personali, e una seconda fase a cadenza mensile che ha intercettato personaggi dell’arte, della musica e della cucina che hanno parlato anche di vino), pensando già al prossimo, che è in programmazione e dovrebbe espandere ancora il cerchio di interesse nel campo del vino con giornalisti, sommelier ed esperti nazionali e internazionali. L’obiettivo è quindi quello di non fermarsi, di continuare a produrre cultura e diffondere il nome di Cori e del suo patrimonio enologico nel mondo.


    Chiudiamo ovviamente con i nostri migliori auguri per un sereno Natale e un 2021 capace di sanare le ferite dei mesi che lo hanno preceduto.