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    Vino e Cinema

    Siciliano, avvocato mancato (per fortuna) con un legame a doppio filo con Roma e il Lazio, questo mese parliamo di Cinema con l’attore Claudio Castrogiovanni.

    a cura di Fabio Ciarla

    Claudio è nato a Catania e proprio nella città d’origine sembrava avviato ad una carriera da avvocato, la passione per la recitazione e il canto però erano forti fin da giovane, e infatti parallelamente agli studi si è sempre divertito con esibizioni estemporanee nei locali della zona. Un talento innato evidentemente, in realtà ben noto a quanti lo conoscevano, che lo ha portato in modo quasi casuale al suo primo vero ruolo, anzi una intera tournée nel cast dello straordinario musical Jesus Christ Superstar.

    A quel punto la decisione, l’abbandono dell’idea di indossare la toga e per passare allo studio della recitazione, unendo così la tecnica alla predisposizione naturale. A partire dal 1995 calca in continuità e per 12 anni il palcoscenico teatrale con tantissimi ruoli diversi in altrettanti spettacoli (Grease, Rent, I Promessi Sposi, Molto rumore per nulla, Peter Pan ecc.), periodo durante il quale si diploma alla scuola del teatro Arsenale di Milano, partecipando anche a numerose masterclass.

    Il salto in tv arriva con le fiction, parliamo de Il Capo dei Capi, Squadra Antimafia, L’ultimo padrino, Ris Roma, Crimini, La Nuova Squadra, Un Paradiso per due, Il Restauratore, Il silenzio dell’acqua oltre a parti in piccoli progetti di grandi speranze come i cortometraggi Favola Zingara e Habibi.

    “Oggi, in un momento in cui investire nella cultura sembra un miraggio anacronistico, – dice in prima persona Castrogiovanni – faccio parte di un progetto no-profit che si chiama Voci nel Deserto, la raccolta differenziata della memoria, e con un gruppo di attori amici stiamo cercando di far confluire le nostre energie creative per costituire una nostra compagnia teatrale”.

    Energie che Claudio impiega in tantissimi progetti, uno dei quali lo vede affondare i piedi nelle vigne del Lazio per…amore. Come ci spiega lui direttamente in questa intervista che siamo sicuri svelerà un personaggio davvero interessante.

    Claudio il tuo percorso, da avvocato ad attore, racconta di una grande passione scoperta quasi per caso e poi declinata in diversi generi, dal musical alla tv passando per il cinema, quale dei tre ti ha coinvolto più nel profondo?

    “Sicuramente il teatro, essendo stato il primo amore, è quello a cui mi sento più legato. Considera che sono arrivato quasi per caso a fare il provino per il primo spettacolo di ‘Jesus Christ Superstar’. Ormai, la mia vita era interamente destinata a quella della professione forense. Ma quando il regista Massimo Romeo Piparo mi chiamò per incontrami, perché mi aveva visto cantare ad un matrimonio con il mio gruppo, la mia nuova esistenza ha preso la piega che in fondo desideravo veramente. Negli ultimi anni ho lavorato tantissimo sui set televisivi e cinematografici e sebbene sia diverso dal mondo teatrale, nel quale mi ero formato, anche qui è scoccata una scintilla di passione che continua a bruciare”.

    Il fatto di essere diventato un personaggio noto ha modificato il tuo approccio con la vita? Cosa ti piace di più del rapporto con il pubblico?

    “Affatto! A parte che non sono Totti! Ma la mia vita è la stessa di prima, e trovo ancora più gusto nell’incontrare e avvicinarmi a persone sconosciute che apprezzano il mio lavoro. Non sono d’indole una persona schiva, quindi ho sempre avuto il grande piacere di relazionarmi con tutti. Ho gli stessi fidatissimi amici di sempre, quelli dell’infanzia, capisaldi della mia vita che mi porto dietro insieme a tanti altri nuovi che con il tempo hanno arricchito il mio mondo. Molti di essi non fanno parte del sistema dello spettacolo e si divertono con me (a volte anche prendendomi in giro) a godere dell’affetto del pubblico quando succede che fuori da un locale o dal cinema mi possano chiedere l’ormai dilagante selfie”.

    Sappiamo che il vino è entrato nella tua via in modo importante, concreto diciamo, negli ultimi anni. Eri già un appassionato o si è trattato di qualcosa di totalmente nuovo?

    “Considera che prima del vino, a casa mia è entrata la cucina, prima quella casalinga tradizionale di mia madre poi quella diciamo…un po’ più ricercata, al punto che ho deciso di frequentare una scuola professionale per studiare da cuoco. Ho sempre pensato che un ottimo piatto non potesse che essere accompagnato da un altrettanto ottimo vino. Questo perché ritengo che i sensi debbano essere appagati sotto ogni aspetto, come nell’osservare un piatto ben presentato o una tavola apparecchiata con cura. Per questo il mio palato era abbastanza allenato, ho sempre cercato di scegliere vini che non andassero sotto una certa fascia di prezzo e di cantine che avessero determinati requisiti.

    E tutto ciò già prima ancora di conoscere mia moglie Flaminia, che da 7 anni si dedica all’azienda di famiglia ‘Il Gelso della Valchetta’ che produce due splendidi vini alle porte di Roma. Con lei, ci siamo appassionati ancora di più e sicuramente sono entrato in un altro affascinante mondo. La parte divertente è che adoro andare a fare per lei, quando capita, le consegne, e mi diverto tantissimo! Soprattutto quando vedo lo sgomento negli occhi dei clienti che mi riconoscono e  mi vedono arrivare zuppo e con il carrello carico di cartoni”.

    Il vino ti accompagna mai sul set ed eventualmente più per il cinema, il teatro o la tv?

    “No purtroppo sul set, mai! Non mi è ancora capitato. Quando ci vedete sorseggiare un bicchiere di vino rosso è un maledetto, ma sicuramente salutare, succo di mirtillo. Posso dirti però che la presenza del vino sul grande schermo è costante, dalle citazioni alle scene vere e proprie dove la bottiglia è presente. Mi viene in mente Hitchcock che era una grande appassionato di vino e possedeva a quanto si dice una cantina a dir poco gloriosa e che ritroviamo in molte sue pellicole come la ‘Finestra sul Cortile’ dove appare una bottiglia di Montrachet, fino ad un recente film d’animazione ‘Ratatouille’, visto con i miei figli, dove si tenta di ubriacare il povero protagonista con uno Chateau Latour del 1961.

    Oggi come ieri, posso affermare che, soprattutto tra registi e colleghi, il vino è simbolo di eleganza, un must che accompagna cene e feste private. Una sorta di elisir che viene scelto con cura. Tra quelli visti, ma non scelti, un rosso taglio bordolese, Molino Veneto Igt di Tenuta Mulin di Mezzo. Per i bianchi, ho degustato un meraviglioso Blanc de Blanc, cantina Fazio, della mia Sicilia natia, grazie al suggerimento del mio collega Daniele Perrone, ma anche strepitoso manager food and beverage di numerosi ristoranti di successo”.

    Se volessi abbinare un tipo di vino o una regione vinicola a un genere cinematografico o teatrale, ad un attore o regista, cosa ti verrebbe in mente?

    “A questa domanda mi viene da pensare agli attori del passato, come il grande Marcello Mastroianni che sorseggia un Barbaresco Fratelli Rocca, guardando il mare dalla sua tenuta di Castiglioncello o ad una splendida Anna Magnani che vedo appoggiata al ponte Fabricio dell’isola Tiberina ammirando la sua bella e magica Roma, con in mano un calice di Sassicaia della Tenuta San Guido”.

    E il tuo vino preferito quale è? Escludendo il Lazio per ovvi motivi…

    “Per ragioni sentimentali, porto nel cuore un Sauvignon Collio Doc che si chiama Ronco delle Mele di casa Venica & Venica, però le ultime annate mi hanno un po’ deluso. Devo rivedere le mie preferenze, ma non lo voglio ancora declassare, sono un inguaribile romantico!”

    Cinema e vino nelle parole di Claudio Castrogiovanni diventano davvero un filo conduttore unico, fatto di passione e talento, ma anche di simpatia e leggerezza, come piace a noi. Dopo l’intervista alla sua giovane collega Francesca Valtorta è proprio quello che ci voleva. Grazie ancora a Claudio per averci dedicato del tempo e buone vacanze a tutti. Prossimo appuntamento con le interviste di Cincinnato a fine agosto.